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CONFEDERAZIONE

AUTONOMA SINDACATI

EUROPEI RIUNITI

 

 

 

 

L'attuazione del grande esperimento neo-liberista in Italia

 

Progresso e lavoro?

Forse tutti ricordiamo il vecchio concetto di "progresso".
E tutti ricorderemo gli sloagan che sancivano la nascita dei primi sistemi di produzione automatizzata.

GLi sloagan suonavano piu' o meno cosi' "nella societa' del futuro l'uomo sara' libero dal lavoro, perche' ogni cosa sara' svolta da macchine, e potra' dedicarsi alle attivita' piu' elevate".

Questo era il progresso, e questo era il mondo promesso dal progresso.

Oggi forse e' necessario fare un bilancio.
Un confronto tra l'uomo di 30 anni fa, diciamo nel 1973, e l'uomo di oggi.

Dal 1973 ad oggi vi sono state due rivoluzione. La prima di ordine mediatico, con l'esplosione forsennata dei mass media. LE tecniche di comunicazione broadcasted, cioe' le tecniche uno-molti, hanno assunto un'importanza grottesca , al punto che a nessuno di noi manca informazione sul mondo.

La seconda rivoluzione e' stata di ordine telematico, e oggi permette di automatizzare e ottimizzare le risorse , automatizzando la produzione, eccetera.

Un'asservatore piu' prasseologico si aspetterebbe a questo punto che la quantita' di ore-uomo lavorate sia calata drasticamente. Se piu' lavoro e' prodotto da macchine, perche' ci sono piu' macchine e sono piu' sofisticate, allora MENO lavoro sara' prodotto dall'uomo.

Oppure l'uomo stesso dovrebbe avere un reddito spropositatamente piu' alto.

In realta', in occidente e' avvenuto il contrario. Ormai il lavoro non solo non e' piu' una piaga da limitare alle solite otto ore, ma in alcune fasce di individui viene praticato per periodi che rasentano e superano le 10 ore al giorno.

E nonostante questo, il reddito non e' aumentato.

Uno studioso di nome Goodman calcolo' diversi anni fa che soltanto il 5% del lavoro che svolgiamo sia realmente utile. Il resto si perde per coprire le inefficenze del sistema.

Cioe', se unite il tempo-danaro perso per il taffico, per alimentare-nutrire appparecchi che potrebbero essere piu' efficenti, burocrazia , attivita' sociali -di contorno- al vostro lavoro, scoprite che razionalizzando il sistema soltanto il 5% delle ore uomo spese dalla nostra societa' sia quella utile. Cioe', potremmo avere le stesse cose lavorando un giorno e mezzo al mese SE perdessimo piu' tempo a ORGANIZZARE MEGLIO i sistemi produttivi, la societa', il trasporto e lo stoccaggio, eccetera.

Il rapporto calcolava che quasi il 25% della popolazione attiva potrebbe svolgere gli stessi lavori DA CASA, al giorno d'oggi, usando le moderne tecnologie.

Questo significa, visto che un'ufficio COSTA, liberare le aziende dal peso strutturale di fornire materialmente un posto di lavoro ad ogni impiegato.
Tutti i pagamenti e le burocrazie di oggi potrebbero essere evitate mediante la telematica.
Gran parte dei lavori nelle industrie potrebbe essere svolto da macchine.

Il guaio e' che lavorando da casa una persona puo' badare ai figli.
Puo', ad esempio, evitare le due-tre ore di traffico/viaggio sprecate ogni giorno per andare in ufficio. Questo fa si che a sua volta ci sia meno traffico, facendo perdere meno tempo a chi della strada ha REALMENTE bisogno per lavoro.

Questo circolo virtuoso si ferma intorno al 5% delle ore uomo attuali. Un giorno e mezzo al mese.

Morale della storia, se ci organizzassimo meglio, gia' OGGI potremmo vivere lavorando pochissimo, e la gran parte di noi lavorando da casa, producendo lo stesso PIL.

Problema: e che cazzo facciamo il resto del tempo?

Cosa fareste voi, se foste a casa 28,5 giorni su 30?

LA prima delle cose probabilmente e' la ricerca, lo stimolo intellettuale. Diciamo che per i primi tempi avremmo cura di noi, sia fisicamente con lo sport, e poi intellettualmente con l'arte, la musica, la creativita' anche produttiva come l'artigianato artistico.

Ma non durerebbe molto.

Dopo un po', essendo persone sociali, esaurito il campo di stimoli individuale, si inizierebbe ad occuparsi della cosa pubblica.

Probabilmente si inizierebbe dall'ambiente, la "cosa pubblica per eccellenza", per poi passare al volontariato e alla solidarieta'.

Il passo finale tuttavia e' inevitabile: la politica, ovvero la gestione del pubblico sociale.

Dico che e' naturale perche' le societa' che avevano una classe esentata dal lavoro hanno sempre prodotto una classe di persone esentate dal lavoro DUNQUE prestate alla politica. Dall'antica grecia, dove lavoravano gli schiavi e i ricchi si davano alla politica, e' sempre stato cosi': sollevando l'uomo dal lavoro, esso fa politica.

Si dedica alla gestione della polis, della cosa pubblica, della citta'.

Perche' questo non succede?

Potremmo dire che lo spreco che ci costringe a lavorare il 95% del tempo che dedichiamo al lavoro sia casuale. Forse e' dovuto a stupidita'. Forse e' dovuto a mentalita' poco progressiste.
Io avanzo un sospetto: che gli sprechi , la mancata organizzazione, l'assurdita' della vita iperlavorativa di oggi siano VOLUTI per tenere l'uomo comune lontano dalla politica.

Non la politica dei partiti, dove uno e' attivo e fa il leader e gli altri lo votano NEL POCO TEMPO CHE RIMANE LIBERO DAL LAVORO. Parlo della politica nel senso greco del termine: quella in cui tutti partecipano sempre all'agora', perche' hanno il tempo di farlo.

Si, il sospetto e' forte: che ci faranno lavorare sempre di piu' per tenerci fuori dalla politica.

Diciamo che ci proveranno.


Scritto da Levoivoddin

 

Si costituiscono i dipartimenti del M.I.S.


1° dipartimento Sanità
Responsabili:
Miranda Roberto
Pasquale Campagna
Ingoglia Pietro
 
 
Il Movimento strutturato con una serie di DIPARTIMENTI e SERVIZI, intende agevolare il cittadino istituendo presso le nostre sedi:DIPARTIMENTI - ENTI OPERATIVI - PARTENARIATI
 
DIPARTIMENTI :
  • INFORMAZIONI
  • POLITICHE CONTRATTUALI
  • POLITICHE DEL LAVORO
  • POLITICHE SOCIALI
  • POLITICHE FINANZIARIE E PREVIDENZIALI
  • POLITICHE FISCALI
  • FORMAZIONE ED AGGIORNAMENTO
  • VERTENZE ED ASSISTENZA LEGALE
  • VOLONTARIATO E COOPERAZIONE NAZIONALE ED INTERNAZIONALE
  • CULTURA SPORT TEMPO LIBERO
ENTI OPERATIVI :
  • CAF ( ASSISTENZA FISCALE DIPENDENTI E PENSIONATI )
  • CONSORZIO FORMAZIONE ( ENTE DI FORMAZIONE )
  • AGENZIA STAMPA " MOVITALIASOCIALE" ( AGENZIA STAMPA QUOTIDIANA DIFFUSA A MEZZO INTERNET E FAX )
  • AQUILA OGGI ( PERIODICO CARTACEO DEDICATO AGLI EVENTI SPECIALI DI RICERCA E FORMAZIONE CULTURALE, SOCIALE E SANITARIA )
PARTENARIATI :
  • FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DELL'UOMO
  • CENTRO STUDI PARLAMENTO: ( CENTRO DI STUDIO E DI RICERCA POLITICA E PARLAMENTARE -CONSORZIO INTERUNIVERSITARIO PER LA FORMAZIONE E LA COMUNICAZIONE )

SIPODISE: SINDACATO POPOLARE DISOCCUPATI SENZA TETTO

Un movimento di Popolo creatosi negli anni 80, ove ha visto protagonista la Destra Nazionale Popolare che ha portato alla costituzione del Centro Sociale Zen 2, che in collaborazione con la Croce Rossa, gestivano 150 bambini assistiti di tutto. Il movimento politico sindacale, presente per anni nella piazza di Palermo, negli anni 90 scaturiva con un primo movimento politico denominato Alleanza Popolare.


COSTITUZIONE  SINDACATO

 REPUBBLICA      ITALIANA

L’anno millenovecentottantacinque

il giorno sei del mese di settembre

in Palermo, nel mio studio notarile.

Avanti me Dott. Salvatore Stella, Notaio residente in Palermo, con ufficio nella Piazza Castelnuovo n.4, iscritto nel Ruolo del Collegio Notarile del Distretto di Palermo, non assistito da testimoni per espressa rinunzia fattavi dai comparenti infrascritti, d’accordo tra di loro e con l’adesione di me Notaio.                    

Sono presenti:

Il Sig. MIRANDA ROBERTO, nato a Palermo il 30 settembre 1955 ed ivi residente in Via  Marco Fanno n.16, munito di codice fiscale, per come dichiara,:

- MRN RRT 55P30 G273T

il Sig. GIRENTI GIUSEPPE, nato a Palermo il 22 ottobre 1957 ed ivi residente in Via S 34 n.3, munito di codice fiscale, per come dichiara,:

- GRG GPP 57R22 G273B

il Sig. CALABRESE GIROLAMO, nato a Palermo il giorno 8 maggio 1947 ed ivi residente in Via Parrini n.14/c, munito di codice fiscale, per come dichiara,:

- CLB GLM 47EO8 G 272D

il Sig. RUSSO MICHELE, nato a Palermo il 28 agosto 1942 ed ivi residente in Via Cruillas n.175, munito di codice fiscale, per come dichiara,:

- RSS MHL 42M28 G273X

il Sig. SPINELLI  MARIO, nato a Palermo il 20  marzo 1962 ed ivi residente in via Ignazio Formino n.3, munito di codice fiscale, per come dichiara,:

- SPN MRA 62C20 G273N

il Sig. BATTAGLIA GIUSEPPE, nato a Palermo il 28 gennaio 1957 ed ivi residente in Via Spedalieri n.55, minuto di codice fiscale, per come dichiara,:

- BTT GPP 57°28 G273U

IL Sig. SULLI MAURIZIO, nato a Palermo il 18 maggio 1960 ed ivi residente in Via Filippo Parlatoren.49, munito di codice fiscale, per come dichiara,:

- 0SLL MRZ 60E18 G273L

Il Sig. GULOTTA ANTONINO, nato a Palermo il 12 gennaio 1955 ed ivi residente in Largo Camastran.9, minuto di codice fiscale, per come dichiara,:

- 0GLT NNN 55°12 G273G

Il Sig. LAUDICINA GIACOMO, nato a Trapani il 3 marzo 1938 e residente a Palermo in Via Ugo Foscoln.6, munito di codice fiscale, per come dichiara,:

- LDC GCM 38CO3 L331E

Allegato “ A ” del N. 38790/2719

STATUTO

Art. 1° . – E’ costituita sin da oggi la associazione “ SINDACATO POPOLARE DISOCCUPATI- SENZA TETTO ” con sede in Palermo in via Marco Fanno n.16.

Detto Sindacato è una organizzazione autonoma, ispirata ad una concezione ai fini di garantire al Popolo Italiano una interrotta continuità di prospettive di tutela verso i diritti del cittadino affinché esso ne possa trarre dei benefici culturali, spirituali e materiali.

Art. 2° . – Ideologie del sindacato:

a)    promuovere l’informazione tra i cittadini dei principi e dei programmi di cooperazione;

b)     di agire con obiettività ed onestà nei confronti del cittadino e della legge, di portare avanti le nostre proposte e di farle accettare, in esamino alle autorità competenti sino alla riuscita dei nostri propositi.

c)    Vista la grande maggioranza di disoccupati, il Sindacato si propone di portare avanti la battaglia dei disoccupati, dei disastrati, e degli handicappati, creando delle cooperative di lavoratori in modo che si possano creare delle vere e proprie corporazioni, dirette dal sindacato stesso.

d)   Di formare centri ed inquadrarli in vere e propri enti di lavoro e di assistenza dei cittadini.

Art. 3° . – Per gli iscritti al sindacato si richiedono i seguenti requisiti:

a)    possono  essere iscritti al sindacato tutti i cittadini che abbiano compiuti i quattordici anni.

b)  La domanda di iscrizione deve essere presentata all’esecutivo dei dirigenti per essere esaminata, ed ad essi spetta la delibera in merito, dopo aver accertato l’indiscussa onestà del richiedente.

Art.4° . – Gli iscritti hanno l’obbligo:

a)   di osservare rigorosamente, le norme ed i principi statutari dei regolamenti e le deliberazioni degli organi sociali;

b)   di astenersi da attività nocive, in contrasto con gli interessi e gli sviluppi del Sindacato.

Art. 5°. – Gli iscritti hanno diritto: di partecipare assiduamente alle attività del sindacato, apportando il proprio valido contributo per lo sviluppo e la affermazione organizzativa e sociale dello stesso.

Art. 6° .- L’iscrizione al sindacato cessa in seguito a recesso volontario o per esclusione dell’iscritto:

a)   l’ iscritto che intende recedere dal sindacato deve presentare al direttivo una dichiarazione scritta indicando i motivi del recesso;

b)   l’accertamento della domanda di recesso viene deliberata dal direttivo.

Art. 7° . – L’iscritto può essere escluso, con ritiro immediato di ogni bene che gli sia stato affidato dal sindacato, nei casi:

a)   di inadempimento degli obblighi derivanti dal presente statuti, dei provvedimenti e delle deliberazioni degli organi direttivi:

b)   di indegnità morale e sociale accertata;

c)    di nocumento morale e materiale , che l’iscritto causa al Sindacato.

Art.7BIS.- L’esclusione dell’iscritto avviene mediante deliberazione del Direttivo.

Art. 8° .- Gli iscritti usciti come pure i loro eredi non potranno più avanzare alcuna pretesa o diritto sul patrimonio sociale mobile ed immobile comunque esistente nella struttura del Sindacato.

Art. 9° . – Il patrimonio sociale del Sindacato è costituito dai versamenti mensili o annuali stabiliti da anno in anno dal Consiglio Direttivo, da eventuali lasciti, donazioni, sovvenzioni sia fatte da privato o da Enti.

Art. 10°. –Organo direttivo del Sindacato è il Consiglio Direttivo da sei consiglieri che una volta eletti  nominano il Presidente, il Vice Presidente, un Consigliere Delegato ed un Segretario.Essi vengono nominati annualmente dai componenti il Sindacato, regolarmente ed in regolarmente iscritti ed in regola con i versamenti.

Il Presidente ed in sua assenza od impedimento il Vice Presidente o il Consigliere Delegato hanno la legale rappresentanza dinanzi a qualsiasi Autorità  Civile Militare e Giudiziale; essi sono abilitati a fare qualsiasi operazione inerente alla attività e vita del Sindacato.

Il Presidente potrà avvalersi dei singoli associati per determinare operazioni  ed incarichi, rilasciandone di volta in volta deleghe con la dicitura: “ Dirigente Delegato “.

Art. 11° . – Per tutto ciò non previsto dal presente Statuto si fa riferimento agli Statuti di  Sindacati Nazionali aventi uguale ideologia.

Art. 12° . – la durata è fissata fino al 31 dicembre 2020 (trentuno dicembre duemilaventi).

Detti comparenti,tutti civili, cittadini italiani ed a me Notaio personalmente certi nelle loro identità personali, convengono e stipulano quanto appresso:

Art. 1° . – Tra essi comparenti è costituita una Associazione Sindacale sotto la denominazione : “ SINDACATO POPOLARE DISOCCUPATI- SENZA TETTO “

Art. 2° .- Il suddetto SINDACATO ha sede in Palermo in Via Marco Fanno N.16.

Art. 3° . – La durata della Associazione viene fissata fino al trentuno dicembre duemilaventi (31 dicembre 2020 ).

Art. 4° . –Lo scopo, Gli Organi del Sindacato, il patrimonio sociale e tutti gli altri elementi e norme che dovranno regolare la vita del Sindacato stesso risultano nello Statuto che, previa lettura da me Notaio datane ai comparenti infrascritti, al presente atto si alliga segnato sotto la lettera  “A “, per formarne parte integrante e sostanziale.

Art.5° . – Il fondo sociale è costituito dalle quote,che saranno determinate annualmente dall’Assemblea ordinaria degli associati donazioni fatte alla Associazione, per il primo anno viene stabilita la quota annua di lire cinquantamila ( £. 50.000 = ).

Art. 6° . – Il Consiglio Direttivo viene eletto oggi  stesso dalla Assemblea degli Associati nelle persone dei Signori:

ROBERTO MIRANDA, SPINELLI MARIO, ALFANO SALVATORE, SULLI MAURIZIO, MIRANDA VITTORIO, ai quali dichiarano di accettare la carica, e tutti i comparenti alla unanimità eleggono a :

Presidente il Sig. ROBERTO MIRANDA

Vice Presidente il Sig. SINELLI MARIO

Consigliere Delegato il Sig. ALFANO SALVATORE

Segretario Generale il Sig. SULLI MAURIZIO,

ai quali spettano i poteri determinati nello statuto.

Art. 7° . – Il Collegio dei Sindaci è costituito da tre membri che vengono eletti oggi stesso, dalla Assemblea degli Associati,nelle persone dei signori Russo Michele, Laudicina Giacomo e Girgenti Giuseppe. I quali dichiarono  di accettare la carica, seduta stante viene eletto a Presidente del Collegio Sindacale il Sig. Russo Michele, il quale dichiara di accettare la carica conferitogli.

Art. 8°. – Il collegio dei probiviri è composto da tre membri che vengono eletti a norma di legge, ogni qual volta sorgono questioni tra gli Associati e tra gli Associati ed il Sindacato.

Art. 9°. – Per tutto quanto qui non previsto valgono le norme dello Statuto  e delle leggi che regolano la materia.

Art. 10°. – Le spese del presente e sue consequenziali sono a carico dell’ Associazione Sindacale.


LA NOSTRA PALERMO IN CIFRE

Cari palermitani,

da uno studio effettuato dall’Università di Palermo (Facoltà di Economia), su commissione del Comune emergono dei dati molto preoccupanti da non sottovalutare.

LA DISOCCUPAZIONE

Il PRIMO sconfortante dato che salta all’occhio è il tasso di disoccupazione che supera il 35% per gli uomini e arriva al 41% per le donne.

Questi tassi di disoccupazione possono apparire si in leggero calo rispetto al rilevamento effettuato nel 1991, ma è comunque superiore a quello nazionale di quasi del 25% e di oltre l’11% a quello regionale.

Tutto questo sta a significare, che rispetto ad una forza lavoro di 272.000 unità, le persone che sono in cerca si occupazione sono 96.500.

Ed in percentuale sta a significare che le persone disoccupate

dai 15 ai 24 anni sono il 76,8%

dai 25 ai 29 anni sono il 51,1%

dai 30 ai 39 anni sono il 31,6%

dai 40 ai 49 anni sono il 18,9%

OLTRE I 50 ANNI sono il 13,1%

Altrettanto negativo è il dato sull’occupazione femminile, se si considera che la percentuale di donne in cerca di occupazione schizza fino al 41%.

IL REDDITO

Il SECONDO punto è il reddito dei palermitani.

Anche in questo caso i dati rilevati dall’Università non sono dei migliori, l’81% delle famiglie palermitane dispone di un reddito inferiore ai 21.000 Euro, mentre nel resto dell’Italia si scende fino a quota 52,2%. Di riflesso, solamente 4 famiglie su 100 superano quota 30.000 Euro l’anno, contro il 12,3% nel resto del paese. Disomogeneo anche il dato fra le varie zone della città, si va da 800 Euro di reddito medio mensile nel centro storico a 1500 Euro nella Sesta circoscrizione. Ma i più ricchi stanno nell’ottava, dove l’11,09% dei residenti supera i 30.000 Euro annui.

L’ISTRUZIONE

Il TERZO punto riguarda l’istruzione.

Qui di seguito sono riportate le percentuali, inerenti l’istruzione dei Palermitani:

il 14,6% non ha nessuna licenza,

il 25,8% ha la licenza elementare,

il 31,1% la licenza media,

il 21,1% la licenza superiore

il 7,3% la laurea.

Anche questo basta per dire che Palermo rimane ancora una città cenerentola.

Ed è ora di far risvegliare Palermo.

Chiediamo la Vostra fiducia in questo Movimento che sorge dalla volontà di coloro che intendono dare una svolta politica, costruendo un progetto con proposte valide come da sempre abbiamo dimostrato con il nostro movimento sindacale nelle piazze di tutta Italia ed in particolar modo nella nostra Regione Sicilia, che ci ha visto protagonisti nella difesa dei senzatetto, dei disoccupati, dei commercianti, nei problemi della Sanità etc.., protagonisti da sempre con il seguito popolare che ha sfilato in piazza con bandiere tricolori e con propri colori.

Vi chiediamo di unirvi a noi che intendiamo dare una svolta di onestà, di pulizia e di chiarezza nelle idee.

Ed è proprio sulle ali delle idee che Vi chiediamo di sostenerci nella nostra e Vostra battaglia, nelle dovute sedi istituzionali, dove garantiremo ad ogni cittadino la propria libertà essendo presente e rappresentato.

ADERISCI, al Nostro Movimento via Internet o chiamandoci.

M.I.S    




Manifesto della Rete Europea del dopo-Sviluppo (READ)

Traduzione italiana per le Edizioni Lilliput-on-line di Paolo Coluccia

Riproduzione libera

***

La rete mette al centro della sua analisi la ridiscussione radicale della nozione di sviluppo:

· Uscire dallo sviluppo e dall'economicismo · De-costruzione del pensiero economico
· Ridiscussione delle nozioni di crescita, di povertà, di bisogno
e d'aiuto  Rimettere radicalmente in discussione il concetto di sviluppo e
generare un capovolgimento cognitivo:
· Condizione politica, sociale e culturale del capovolgimento

Cancellare l'immaginario sviluppista e decolonizzare le coscienze:
· Concepire e volere una società nella quale i valori economici
cessino
di essere centrali (o unici)
· Rinunciare a questa folle corsa verso un consumo sempre
crescente
· Evitare la distruzione definitiva delle condizioni di vita
sulla terra
· Far uscire l'umanità dalla miseria psichica e morale
· Decolonizzare il nostro immaginario e dis-economizzare le
coscienze
· Mettere al centro della vita umana altri significati e altre
ragioni
d'essere al posto dell'estensione della produzione e dei consumi
· Attivarsi concretamente per ogni forma di auto-organizzazione
alternativa


Gli abiti nuovi dello sviluppo

Si è visto sorgere degli sviluppi autocentranti, endogeni,
partecipativi, comunitari, integrati, autentici, popolari, equi., senza
parlare
dello sviluppo locale, del micro-sviluppo, dell'endo-sviluppo e anche
dell'etno-sviluppo!
Attaccando un aggettivo al concetto di sviluppo non si mette in
questione l'accumulazione capitalistica né si aggiunge una componente
ecologica
alla crescita economica, né si inaugura una dimensione culturale.
Il buon sviluppo è un pleonasmo. Lo sviluppo sociale, lo
sviluppo
umano, lo sviluppo locale e lo sviluppo durevole non sono così che le
ultime
forme linguistiche che mirano a far entrare una parte dei sogni nella
dura
realtà della crescita economica.
(Soffermarsi) sulle vittime dello sviluppo, per capire che lo
sviluppo
durevole, sostenibile o sopportabile non è altro che un eufemismo
dell'aggettivo. Si tratta di una mostruosità verbale con una antinomia
mistificatrice.

· L'espertocrazia volontaristica
· Al di là dello sviluppo
· Il dopo-sviluppo è necessariamente plurale
· Si tratta di cercare modi di aggregazione collettiva
· Si tratta di ricostruire nuove culture

Per gli esclusi, per i naufraghi dello sviluppo, non può
trattarsi che
di una sorta di sintesi tra la tradizione perduta e la modernità
inaccessibile.
Proporre la crescita conviviale come uno degli obiettivi
globali
urgenti. non solo per preservare l'ambiente, ma anche per instaurare un
minimo
di giustizia sociale, senza la quale il pianeta è condannato al
collasso.
La felicità si realizza nella soddisfazione di un numero
giudiziosamente limitato dei bisogni.
Riscoprire la vera ricchezza del rigoglio delle relazioni
sociali
conviviali in un mondo sano può realizzarsi con serenità nella
frugalità, nella
sobrietà o con una certa austerità nel consumo materiale.
Occorre abbandonare l'obiettivo insensato della crescita per la
crescita.
Molto semplicemente per il Nord la diminuzione della pressione
eccessiva del modo di funzionamento occidentale sulla biosfera è
un'esigenza di
buon senso e nello stesso tempo una condizione di giustizia sociale ed
ecologica.
Per ciò che concerne i paesi del Sud si tratta di riannodare il
filo
della loro storia rotto dalla colonizzazione, dall'imperialismo e dal
neo-imperialismo militare, politico, economico e culturale.

· Ridurre la produzione di alcune colture destinate alle
esportazioni
· Rinunciare all'agricoltura produttivistica
· Ricostituire i suoli e le qualità nutrizionali
· Riabilitare l'artigianato

In alcun caso la messa in discussione dello sviluppo può né
deve
apparire come un'impresa paternalistica ed universalistica, in quanto
l'assimilerebbe ad una nuova forma di colonizzazione (ecologica,
umanitaria
ecc.)
Lo sviluppo e l'economia sono il problema e non la soluzione,
Le vittime dello sviluppo hanno la tendenza a non vedere altro
rimedio
ai loro mali che un aggravamento del loro male.


Sopravvivere localmente

Innovazioni alternative:

· Imprese cooperative in autogestione
· Comunità neo-rurali
· LETS e SEL (sistemi di scambio locali non monetari)
· Auto-organizzazione degli esclusi al Sud

Resistenza e dissidenza al processo dell'onnimercantilizzazione
del
mondo:

· Sostenere le reti dei "ri-legati"
· Costruire mondi differenti
· Vivere altrimenti

Riappropriarsi della moneta anche per un uso differente,
secondo una
logica diversa da quella dell'accumulazione e dell'esclusione di massa
dei
perdenti.
Al Sud l'economia mondiale ha escluso dalle campagne milioni e
milioni
di persone, ha distrutto il loro modo di vita ancestrale, ha soppresso i
loro
mezzi di sussistenza, per gettarli ed agglomerarli nelle bidon-villes.
Si deve inventare effettivamente un altro sistema, un'altra
vita.
"Dare ai disoccupati, ai contadini rovinati e a tutte le
persone che lo
desiderano la possibilità di vivere del proprio lavoro" (François
Partant).
Per contrastare la manipolazione e il lavaggio del cervello
permanente
ai quali siamo sottoposti è essenziale la costruzione di una vasta rete
soprattutto per condurre la battaglia del senso.

(Estratto del Manifesto della Rete Europea per il dopo-sviluppo (READ)

***
Estratto della Dichiarazione dell'INCAD
(International Network for Cultural Alternatives to Developpement)
La fine dello sviluppo e il lavoro di rinnovamento
Orford, Quebec, Canada, 4 maggio 1992
Sotto il nome di sviluppo, la natura e le comunità umane subiscono la
sfigurazione, l'estinzione, la morte.
La posta in gioco oggi non è né una crisi di gestione, né una riforma,
né una
restaurazione delle culture e della natura rovinata, nemmeno un semplice
risveglio.
Abbiamo bisogno di un cambiamento che possa iniziare un profondo
risveglio per
la messa in atto di un disarmo culturale e di una fine dello sviluppo
stesso.
Dobbiamo di conseguenza impegnarci concretamente per una riabilitazione
della
natura e delle culture.
Di conseguenza, proclamiamo una fine dello sviluppo, invitiamo i popoli
del
mondo ad incominciare il lavoro di ricostruzione, ri-armonizzazione,
rinascita,
dopo il passaggio della tempesta.
Ciò può significare la creazione di gruppi di rinnovamento capaci di
associare
con immaginazione gli elementi della modernità alle sopravvivenze della
tradizione.
Crediamo che è arrivato il momento di riconoscere radicalmente il
pluralismo del
nostro mondo e che dobbiamo impegnarci in un ampio processo di
rinnovamento
culturale con la convinzione che non possa esserci alcun criterio
universale a
guidarlo.
A titolo di esempio possiamo identificare i seguenti fini come primi
passi da
fare:

- Cancellare progressivamente (in ragione del 20% all'anno) tutti i
debiti dei
paesi del Sud accumulati per progetti di sviluppo;
- Ridurre il reddito per persona nei paesi del Nord al loro livello del
1960;
- Bloccare con mezzi adeguati l'utilizzo illimitato di petrolio;
- Ridurre la quantità di elettricità utilizzata a una velocità che
permetta di
annullare tutti i progetti nucleari nel giro di dieci anni;
- De-costruire il modello globale di educazione che incoraggia e
sostiene gli
stati nazione e il loro sviluppo: rimettere in vigore i sistemi di
educazione
praticati dalle comunità locali in armonia con il loro ambiente
culturale e
naturale, che permetterà di sostenere il buon livello di quelle
comunità.
- Iniziare una campagna di massa di programmi per un'altra educazione
nel Nord
come nel Sud all'indirizzo delle élites socio-professionali a proposito
della
perversità dello sviluppo: ciò consisterà nel lavorare sui seguenti
soggetti:
- Lo sviluppo come fattore di impoverimento della maggior parte del
mondo;
- Le modalità di pauperizzazione.
- Il sacrificio delle energie naturalmente rinnovabili sull'altare della
crescita economica.
- L'obbligo che è fatto alle élites socio-professionali di aumentare il
PIL
degli stati nazione tanto che le rende incapaci di comprendere
l'interesse del
lavoro di rinnovamento creativo delle comunità locali.

Trasformare tutti gli aiuti delle agenzie di sviluppo in cooperative
decentralizzate consacrate alle acquisizioni e al rinnovamento della
conoscenza,
alla considerazione dei modelli di vita, al saper fare delle diverse
culture del
mondo per il proseguimento di un dialogo interculturale sul
dopo-sviluppo tra i
popoli del Nord e del Sud.

Ri-orientare tutti i finanziamenti a questo fine.

Firmatari:
Kalpana Das (Canada-India); Gustavo Esteva (Messico); Serge Latouche
(Francia);
Douglas Lummis (Gappone-Stati Uniti); Frédérique A. Marglin (Stati
Uniti); Marie
Macdonald (Stati Uniti); Ashis Nandi (India); Emmanuel N'dione
(Senegal); Raimon
Panikar (Catalogna-Spagna-India); Sidny Pobihuschy (Canada); Majhid
Rahnema
(Francia-India); Wolfang Sachs (Germania); Edith Sizoo (Olanda-Belgio);
David
Tushneider (Bolivia); Robert Vachon (Canada); Hassan Zaoual
(Francia-Marocco).

 
 

 
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