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FUMO

 

Ministero della Salute

Circolare 17 dicembre 2004

Indicazioni interpretative e attuative dei divieti conseguenti all'entrata in vigore dell'articolo 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, sulla tutela della salute dei non fumatori



Nell'approssimarsi della data di piena entrata in vigore delle prescrizioni dell'art. 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, sulla tutela della salute dei non fumatori - prevista per il 10 gennaio 2005
ex art. 19 del decreto-legge 9 novembre 2004, n. 266 - si ritiene proficuo, con la presente, fornire alcuni chiarimenti e utili indicazioni sulla portata ampiamente innovativa di dette disposizioni.

  1. Il quadro normativo di riferimento è rappresentato dai provvedimenti di seguito cronologicamente elencati:
    1. legge n. 584 dell'11 novembre 1975 (in Gazzetta Ufficiale 5 dicembre 1975, n. 322);
    2. direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 dicembre 1995 (in Gazzetta Ufficiale 15 gennaio 1996, n. 11);
    3. art. 52, comma 20, della legge n. 448 del 2001 (in Gazzetta Ufficiale 29 dicembre 2001, n. 301);
    4. art. 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3 (in Gazzetta Ufficiale 20 gennaio 2003, n. 15);
    5. accordo Stato-Regioni del 24 luglio 2003;
    6. decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 dicembre 2003 (in Gazzetta Ufficiale 29 dicembre 2003, n. 300);

    7. art. 19 del decreto-legge 9 novembre 2004, n. 266.

 

  1. La normativa sopra richiamata - e, in particolare, l'art. 51 della legge n. 3/2003 - persegue il fine primario della "tutela della salute dei non fumatori", con l'obiettivo della massima estensione possibile del divieto di fumare, che, come tale, deve essere ritenuto di portata generale, con la sola, limitata esclusione delle eccezioni espressamente previste.
    Il fumo di tabacco è la più importante causa di morte prematura e prevenibile in Italia e rappresenta uno dei più gravi problemi di sanità pubblica a livello mondiale; ecco perché la prevenzione dei gravi danni alla salute derivanti dalla esposizione attiva e passiva al fumo di tabacco costituisce obiettivo prioritario della politica sanitaria del nostro Paese e dell'U.E.
    La nuova normativa si inserisce in questa visione strategica e per questo si rende necessario garantire il rispetto delle norme di divieto e il sanzionamento delle relative infrazioni.
    Il divieto di fumare trova applicazione non solo nei luoghi di lavoro pubblici, ma anche in tutti quelli privati, che siano aperti al pubblico o ad utenti. Tale accezione comprende gli stessi lavoratori dipendenti in quanto "utenti" dei locali nell'ambito dei quali prestano la loro attività lavorativa. E' infatti interesse del datore di lavoro mettere in atto e far rispettare il divieto, anche per tutelarsi da eventuali rivalse da parte di tutti coloro che potrebbero instaurare azioni risarcitorie per danni alla salute causati dal fumo.
    In forza di detto generalizzato divieto, la realizzazione di aree per fumatori non rappresenta affatto un obbligo, ma una facoltà, riservata ai pubblici esercizi e ai luoghi di lavoro che qualora ritengano opportuno attrezzare locali riservati ai fumatori devono adeguarli ai requisiti tecnici dettati dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 dicembre 2003.

  2. Per ciò che concerne l'ambito oggettivo di applicazione della norma, essa applica il divieto di fumo a tutti i locali chiusi pubblici e privati aperti ad utenti o al pubblico. Per quelli pubblici, poi, il comma 10 dell'art. 51 della legge n. 3/2003 mantiene immodificate le attuali disposizioni in materia, restando così confermato il divieto totale di fumo in scuole, ospedali, uffici della pubblica amministrazione, autoveicoli di proprietà dello Stato, di enti pubblici e di privati concessionari di pubblici servizi per il trasporto collettivo di persone, taxi, metropolitane, treni, sale di attesa di aeroporti, stazioni ferroviarie, autofilotranviarie e portuali-marittime, biblioteche, musei, pinacoteche. Le nuove prescrizioni del citato art. 51 "tutela della salute dei non fumatori" della legge n. 3 del 16 gennaio 2003, sono inoltre applicabili e vincolanti per la generalità dei "locali chiusi" privati aperti ad utenti o al pubblico, di cui al comma 1 del medesimo articolo, ivi compresi, oltre a bar e ristoranti, circoli privati e tutti i locali di intrattenimento, come le discoteche, e quelli ad essi assimilati, come le palestre, le sale corse, le sale gioco, le sale video games, le sale Bingo, i cinema multisala, i teatri, salva solo la facoltà di attrezzare a norma aree riservate a fumatori. Resta fermo che, considerata la libera accessibilità a tutti i locali di fumatori e non fumatori, la possibilità di fumare non può essere consentita se non in spazi di inferiore dimensione attrezzati all'interno dei locali, proprio per la definizione "riservati ai fumatori" utilizzata al comma 1b dell'art. 51 della legge n. 3/2003.

  3. Per quanto concerne specificamente le responsabilità che gravano sui gestori degli esercizi pubblici, l'art. 7 della legge n. 584/1975, come espressamente disposto dal comma 5 dell'art. 51 della legge n. 3/2003, è stato sostituito dall'art. 52, comma 20, della legge n. 448 del 28 dicembre 2001 che prevede un inasprimento delle sanzioni amministrative per i trasgressori al divieto di fumo e per coloro cui spetta, in base all'art. 2 della legge n. 584/1975, di curare l'osservanza del divieto, qualora non ottemperino al loro compito.
    A tale riguardo e per comprendere esattamente la portata della norma, deve essere richiamato l'art. 4, lettera c), della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 dicembre 1995, il quale prevede testualmente: "Per i locali condotti da soggetti privati, il responsabile della struttura, ovvero dipendente o collaboratore da lui incaricato, richiamerà i trasgressori all'osservanza del divieto e curerà che le infrazioni siano segnalate ai pubblici ufficiali ed agenti competenti a norma dell'art. 13 della legge 24 novembre 1981, n. 689".
    Al riguardo si precisa che sui soggetti responsabili della struttura o sui loro delegati ricadono gli obblighi di:

1.     richiamare formalmente i trasgressori all'osservanza del divieto di fumare;

2.     segnalare, in caso di inottemperanza al richiamo, il comportamento del o dei trasgressori, ai pubblici ufficiali e agenti ai quali competono la contestazione della violazione del divieto e la conseguente redazione del verbale di contravvenzione.

Sarà loro cura anche esporre cartelli, come indicato nell'accordo stipulato in sede di Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 16 dicembre 2004.
In presenza di violazioni a detta disposizione si applicano le misure sanzionatorie previste dall'art. 7, secondo comma, della legge 11 novembre 1975, n. 584, recante "Divieto di fumare in determinati locali e su mezzi di trasporto pubblico" con particolare riferimento all'art. 2 della medesima legge.

  1. L'art. 2 della legge n. 584 dell'11 novembre 1975 inquadrato nel contesto organico della disciplina all'esame, porta ad escludere limitazioni agli obblighi dei gestori, i quali pertanto non sono tenuti soltanto alla materiale apposizione del cartello di divieto di fumo ma anche ad attuare interventi attivi di dissuasione nei confronti dei trasgressori osservando così gli adempimenti previsti dal richiamato art. 4, lettera c), della direttiva 14 dicembre 1995. Infatti, il tenore letterale del sopra citato art. 2, che recita testualmente "... curano l'osservanza del divieto ...", risulterebbe assolutamente privo di concreto significato pratico ove inteso nel senso di limitare gli obblighi dei gestori alla mera esposizione del cartello, poiché ciò non giustificherebbe in alcun modo la applicazione delle misure sanzionatorie, comprese tra un minimo di 200 e un massimo di 2000 euro, previste dall'art. 52, comma 20, della legge n. 448 del 28 dicembre 2001. Inoltre, considerato che il comma 9 dell'art. 51 della legge n. 3/2003 ha fra l'altro mantenuto in vigore anche l'art. 5 della citata legge n. 584/1975, qualora non siano osservati gli obblighi che ricadono sui gestori, il questore può sospendere, per un periodo da tre giorni a tre mesi, o revocare la licenza di esercizio del locale.

  2. Quanto alla previsione di aumenti degli importi delle sanzioni, misura contemplata nella legge finanziaria 2005, sembra sufficiente ricordare il principio che si debbono applicare le misure sanzionatorie vigenti al momento dell'accertamento della violazione: principio inequivoco, idoneo a superare qualsivoglia dubbio in subiecta materia, ivi compreso quello delle modalità di aggiornamento dei cartelli di divieto, posto che ogni presunta difficoltà al riguardo può essere agevolmente superata con l'apposizione, di semplici talloncini autoadesivi indicatori delle variazioni intervenute agli importi delle sanzioni.

  3. Con l'accordo definito nella seduta della Conferenza Stato-Regioni del 16 dicembre 2004 è stata data attuazione al comma 7 dell'art. 51 della legge n. 3/2003, ridefinendo in particolare le procedure per l'accertamento delle infrazioni e l'individuazione dei soggetti legittimati ad elevare i relativi processi verbali. L'approvazione di tale accordo ha completato il quadro organico della disciplina di settore relativa al divieto di fumo.

    Va precisato, in questo senso, che i dirigenti preposti alle strutture amministrative e di servizio di pubbliche amministrazioni, di aziende e di agenzie pubbliche individuano con atto formale i soggetti cui spetta vigilare sull'osservanza del divieto, accertare e contestare le infrazioni. Resta inteso che, ove non vi abbiano provveduto, spetta ad essi stessi esercitare tale attività di vigilanza, di accertamento e di contestazione.

    Nei locali privati in cui si svolge comunque un servizio per conto dell'amministrazione pubblica sono invece tenuti a vigilare sul rispetto del divieto di fumare, ad accertare le infrazioni ed a contestare la violazione i soggetti cui spetta per legge, regolamento o disposizioni di autorità assicurare l'ordine interno dei locali.

    Nelle strutture pubbliche e private soggette al divieto di fumare i soggetti incaricati della vigilanza, dell'accertamento e della contestazione delle infrazioni, come pure il personale dei corpi di polizia amministrativa locale, conformemente alle disposizioni vigenti, nonché le guardie giurate espressamente adibite a tale servizio, su richiesta dei responsabili o di chiunque intenda far accertare infrazioni al divieto:

    • vigilano sull'osservanza dell'applicazione del divieto;
    • accertano le infrazioni, contestando immediatamente al trasgressore la violazione;
    • redigono in triplice copia il verbale di contestazione, che deve dare atto dell'avvenuto richiamo da parte del responsabile della struttura o suo delegato e contenere - oltre agli estremi del trasgressore, della violazione compiuta e delle modalità con le quali può avvenire il pagamento della sanzione pecuniaria in misura ridotta

    • l'indicazione dell'autorità cui far pervenire scritti difensivi;
    • notificano il verbale ovvero, quando non sia possibile provvedervi immediatamente, ne assicurano la notifica a mezzo posta (entro novanta giorni dall'accertamento dell'infrazione), secondo la procedura prevista dalla legge 20 novembre 1982, n. 890.


Le indicazioni finora espresse, ovviamente, non pregiudicano la possibilità degli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, normalmente impegnati in altri compiti istituzionali di maggior rilievo, di svolgere tali attività di accertamento e di contestazione delle infrazioni di propria iniziativa ovvero nell'ambito dei servizi di cui sono incaricati, come previsto dall'art. 13, quarto comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689.
Nei locali privati, infine, i soggetti cui spetta vigilare sul rispetto del divieto si identificano nei conduttori dei locali stessi o nei collaboratori da essi formalmente delegati che, in base a quanto chiarito al punto 4 della presente circolare, richiamano i trasgressori all'osservanza del divieto e provvedono a segnalare immediatamente le infrazioni ad uno dei soggetti pubblici incaricati della vigilanza, dell'accertamento e della contestazione delle violazioni in precedenza indicati.
Fermi i chiarimenti e le indicazioni di cui sopra, corre l'obbligo di ribadire anche in questa sede che ogni eventuale, ulteriore dubbio che dovesse emergere dalla normativa sul divieto di fumare a tutela della salute dei non fumatori dovrà essere valutato alla luce del fondamentale principio cui e' informata tale disciplina, in base al quale "è proibito fumare in tutti i locali chiusi, ad eccezione delle abitazioni private e dei locali riservati ai fumatori se esistenti e purché dotati delle caratteristiche previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 dicembre 2003".



Roma, 17 dicembre 2004

Il Ministro della Salute

 


La legge anti-fumo , sicuri che sia un bene per tutti?

Con l’entrata in vigore in data 10/01/2005 delle prescrizioni dell'art. 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, sulla tutela della salute dei non fumatori - ex art. 19 del decreto-legge 9 novembre 2004, n. 266 ( vedi allegato 1 ) si suggella l’ennesima iniziativa dell’attuale Governo come sempre superficiale e noncurante delle conseguenze disastrose che tale provvedimento avrà sulla piccola imprenditoria ed in particolar modo su coloro che operano nel campo della ristorazione.

Tale legge infatti prevede : “divieto di fumo a tutti i locali chiusi pubblici e privati aperti ad utenti o al pubblico” .

Senza voler mettere in dubbio le caratteristiche altamente nocive ed i danni alla salute che il fumo arreca sia ai fumatori sia a chi gli sta vicino , senza voler ovviamente obiettare sul fatto che negli enti ed uffici pubblici , negli ospedali e nelle scuole sia giusto far rispettare tale divieto in quanto luoghi dove si svolgono attività prettamente legate a contesti di lavoro , di istruzione e di assistenza medica ai malati , desidero invece soffermarmi sul divieto di fumo nei locali di ristorazione quali bar , pub , ristoranti , etc….  in quanto luoghi dove i cittadini si recano  per trascorrere momenti di relax spesso con l’intento  di soffermarsi anche per diverse ore e dopo aver bevuto un caffè o mentre sorseggiano un cocktail o dopo un buon pasto ,  per chi fuma , accendersi una sigaretta .

Solidale in pieno coi non fumatori che chiedono di non essere costretti a dover respirare i fumi nocivi delle sigarette non posso non essere altrettanto solidale coi ristoratori ai quali la nuova normativa non consente di poter scegliere se adibire il proprio locale a soli non fumatori od a soli fumatori ma li costringe a far rispettare il divieto intimorendoli con  esagerate sanzioni pecuniarie. L’unica concessione fatta dal benevolo Ministro Sirchia è stata quella di poter adibire una saletta riservata ai fumatori, totalmente separata dal resto del locale e con sofisticati  impianti di purificazione dell’aria, la cui creazione supera  di gran lunga le facoltà economiche  del 98% dei gestori di locali di ristorazione a causa degli enormi costi che tali lavori comportano  ; ne è la prova che solo il 2% dei ristoratori italiani  ha adibito nei propri locali salette per fumatori ( vedi allegato 2  ) . Un Governo realmente attento ai problemi dei cittadini avrebbe , a mio avviso , lasciato libero arbitrio ai gestori dei locali se trasformare il proprio in un luogo per fumatori o per non fumatori e favorito mediante sovvenzioni e finanziamenti pubblici l’adeguamento di tutti i locali alla normativa permettendogli di poter ospitare entrambe le categorie di clientela senza dover cosi’ subire , come invece sta accadendo , un enorme calo delle proprie entrate.

Chi sicuramente non ci rimette , tanto per cambiare , è il Ns “amato”  Governo il quale ha già programmato ulteriori aumenti al prezzo delle sigarette e contemporaneamente incassa denaro frutto delle sanzioni ai trasgressori della famigerata normativa .

Siete sicuri che questo Governo stia realmente tutelando gli italiani ? E la legge anti – fumo , siete sicuri che sia un bene per tutti?    

                                Rag. Alessandro Nicolicchia

 

 

 

 

 


 

 

 

 
 

 
 

 

 
 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

MOVIMENTO ITALIA SOCIALE 

SEGRETERIA PROVINCIALE

PROT. N. MIS/S/04/66

Oggetto :  Sollecito Prot.M.I.S/L/04/61 con relativa nota inviata dal Capo di Gabinetto del Comune (PA) nr. 6483 del 04/08/04 con Ns risposta Prot. MIS/AG/04/63

AL MINISTRO DELL’AMBIENTE MATTIOLI                                                      

AL SIG. SINDACO DI PALERMO

AL SIG. PREFETTO DI PALERMO

AL DIRETTORE DELLA ASL 6

AL DIRETTORE IGIENE PUBBLICA ASL 6

AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA

ALLA STAMPA

AI GRUPPI PARLAMENTARI ASSEM. REG.

ALL’ASSESSORE ALLA SANITA’

In riferimento all’oggetto sopraccitato la scrivente organizzazione chiede alla Dirigenza degli Enti, da noi sopraindicati , cosa sia stato fatto di concreto inerentemente alla problematica da Noi sollecitata ; dal momento che le vicende in materia di degrado igienico-sanitario ed ambientale si susseguono giornalmente sulla Ns città evidenziate frequentemente dalle cronache dei giornali locali che riportano la grave problematica di disservizio e d’inassistenza delle strutture preposte alla salvaguardia dell’Ambiente della salute dei cittadini .

La scrivente già in illo-tempore si è fatta promotrice di simili problemi ricevendo solo risposte cartacee alle quali non ha avuto seguito un progetto di risoluzione alle problematiche da Noi evidenziate. Ovvero abbiamo assistito ad alcuni interventi su alcuni siti da Noi denunciati ma poi si è arenato ogni provvedimento nella risoluzione del problema.

Il M.I.S. ribadisce e fa propria l’istanza della problematica sociale della salute e della preparazione culturale del  cittadino e degli Enti preposti che a tuttoggi presentano solo degli interessi personali tenendo nel limbo il vero problema . Oggi nel nuovo contesto politico-sociale, dove assistiamo a nuovi eventi di immigrazione di interi popoli che si trasferiscono in particolar modo nel Sud-Italia e nella Ns isola , il sistema infantile della sanità e della prevenzione non ha avuto l’arguzia di strutturarsi e di proporsi in quanto entità di prevenzione e di salvaguardia  della salute del cittadino.

Chiediamo pertanto se vengono espletate le dovute indagini su cittadini di altra provenienza che giungono in modo anomalo e vengono ospitati nei centri di raccolta ; se vi è un coordinamento con le Ns strutture di prevenzione e se espletano le dovute indagini sullo stato di salute di profilassi di costoro.

Certi in una Vs pronta e proficua collaborazione il Dipartimento Ambiente e Sanità del M.I.S porge i  piu’ cordiali saluti riservandosi un prosequio dell’azione nella salvaguardia dei cittadini italiani.

 

                                                                                 Cordiali Saluti

                                                       Dipartimento Ambiente e Sanità del M.I.S.

 

 

COMUNE DI PALERMO                         

 

lì .......................

GABINETTO DEL SINDACO                                      

Piazza Pretoria – Tel. 091 7402301 – 091 7402295 – Fax 091 7402275

Prot. ................

 

 

 

Al Sig. Assessore Infrastrutture, Mare e Coste Dr. Lorenzo Ceraulo

e p.c.                      

 

 

Al  Movimento Italia Sociale

 

SEDE

 

 

OGGETTO: Esposto carenze igienico sanitarie ed ambientali

 

 

Perviene a questo ufficio da parte della Segreteria Provinciale del Movimento Italia Sociale una e-mail nella quale denuncia le gravi carenze igienico - sanitarie con fognature a cielo aperto, di degrado e abbandono del complesso popolare sito in via Tiro a Segno n.60.

Si invita la S.V. a voler disporre gli adempimenti necessari di competenza, al fine di assicurare condizioni di vivibilità accettabili ai cittadini che vivono in condizioni sanitarie precarie.

 

IL CAPO DI GABINETTO

DR. SERGIO POLLICITA

 

 

SOCIALIZZAZIONE DELLA SALUTE E DIRITTI DEL CITTADINO

Di Giorgio Vitali

Benché la Costituzione Italiana, con l'articolo 32 abbia sancito il Diritto individuale alla salute, quantunque giustificato, se non condizionato, diciamo meglio, limitato dalle esigenze della salute collettiva, concetto peraltro del tutto sottoscrivibile, solo nel 1970, e preceduta da ampio e spesso astioso dibattito, è stata varata in Italia la Riforma Sanitaria con la Legge 833 e la conseguente istituzione del Servizio Sanitario Nazionale.
Con questa legge veniva superato il regime mutualistico, che rimborsava le prestazioni sanitarie in funzione di contributi precedentemente versati, e la gestione della salute ricadeva in una delle fondamentali funzioni dello Stato, perché la salute costituisce un diritto. Per la precisione, si e trattato di una estensione delle funzioni dello Stato perché in precedenza tanto l'igiene quanto la prevenzione in senso lato, come le vaccinazioni, erano state, da sempre,  a carico della collettività. In questo caso nella sostanza si e trattato di sostituire i vecchi Istituti mutualistici col Servizio Sanitario Nazionale, garantendo interventi generalizzati, mentre in precedenza potevano venire rimborsati soltanto gli interventi in precedenza stabiliti. Ciascun lavoratore pertanto poteva usufruire soltanto di quanto gli passava la mutua alla quale era iscritto, a seconda della tipologia del lavoro svolto. Esisteva pertanto una differenza sostanziale fra cittadino e cittadino su qualcosa riconosciuto come fondamentale nella vita civile. Si tratta di una riflessione che dobbiamo fare, perché con la prevista "devolution" rischiamo di ritrovarci nella stessa situazione, questa volta pero dovuta alle differenze di qualità dell' assistenza fornita da ogni Regione.

L avvento del S.S.N. veniva a coincidere con l evoluzione della percezione del concetto di salute, che passava dall'assenza di malattia a condizione di benessere psicofisico. Come si sa, quando vengono riconosciuti nuovi diritti ed aumentano le gratuità dei servizi, si innesta un meccanismo che si autoalimenta, con forzature dovute alla pressione della pubblicità commerciale. Tuttavia, malgrado questo processo che prosegue tuttora, amplificato per di più dalla moltiplicazione delle proposte multimediali che propongono incessantemente modelli di vita sostenibili con interventi di tipo sanitario, e grazie all'occupazione da parte della partitocrazia  delle strutture di base del S.S.N, la Legge 833/78 restava inapplicata nelle sue premesse sostanziali.

Sintetizzando, possiamo riassumere i principi di base del Servizio Sanitario in tre capisaldi.
1) Concetto di Unità Sanitaria Locale, divenuta recentemente Azienda Sanitaria Locale.
2) Prevenzione, cura, riabilitazione.
3) Partecipazione dei cittadini.

UNITA SANITARIA LOCALE
E' una struttura unificata di base la cui funzione essenziale e recepire tutte le informazioni provenienti dal territorio e dare risposte di carattere preventivo, tramite integrazione di tutti i compartimenti fra cui i piu importanti dovrebbero essere igiene, igiene e sicurezza sul lavoro, igiene ambientale ed ecologia. A tutt'oggi è facile constatare che questa integrazione è inesistente, tanto più che l'Unità sanitaria si è trasformata in Azienda, parola che sottintende finalità di tipo prettamente economico, che però non risana  lo spreco di risorse avvenuto nel tempo ( corruzione a parte) a causa della tuttora mancata applicazione delle norme che avrebbero dovuto assicurare la prevenzione generalizzata.

PREVENZIONE,CURA,RIABILITAZIONE
Se, come recita la Costituzione, la Repubblica italiana garantisce a tutti i cittadini una condizione ottimale di salute, logica conseguenza avrebbe dovuto consistere nel porre la massima attenzione nella attuazione di  misure di prevenzione. Ciò non è avvenuto per due ragioni: una culturale ed una economica. Per prevenire, infatti, occorre conoscere e la cultura media di chi gestisce la sanità in Italia non è fra le più brillanti, mentre favorire la cura, a processi patologici gia instaurati, favorisce la spesa, e quindi soprattutto, la produzione industriale.
Anche per la riabilitazione, come anche per gli aspetti organizzativi modernamente concepiti, come per il pronto soccorso, ci troviamo in una fase di stallo più per carenze culturali che economiche. Malgrado la semplice constatazione che l'assenza di sistemi organizzati in questi settori comporta un enorme spreco di risorse ed energie. E' facile capire che persone incidentate, rese definitivamente lese per un ritardato o inadeguato intervento, costano alla collettività molto più, in termini economici e morali, della spesa occorrente per organizzare sistemi sanitari efficienti.

PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI
Nel sistema della Unità sociosanitaria avrebbe dovuto essere garantita la partecipazione democratica dei cittadini, ma, proprio in conseguenza dell'occupazione partitocratica della sanità non è stato concesso ai cittadini il controllo diretto della funzionalità del sistema, con le conseguenze che conosciamo.

EVOLUZIONE DELLA SOCIETA'
Negli ultimi decenni abbiamo registrato l accelerazione di alcuni fenomeni:Progresso tecnologico, diffusione di informazioni quasi sempre a scopo propagandistico e conseguente aumento delle attese da parte dei singoli (si pensi alla diffusione del "Viagra" ), enorme aumento di richieste sulla base di esigenze indotte dalla pubblicità ( si pensi che da più parti ed insistentemente  è stato richiesto che gli interventi di chirurgia estetica siano inseriti fra quelli elargiti gratuitamente dal SSN ), ma quello che appare più grave, è l'aumento strepitoso degli iscritti alle facoltà di medicina con l'immissione nella società di decine di migliaia di nuovi laureati. Quest'ultimo fattore, mai sottolineato dai molti analisti del sistema sanitario, è una delle cause principali della moltiplicazione degli interventi, del processo di sanitarizzazione della società e della spesa pro
capite.

AUMENTO DELLA PRESSIONE INDUSTRIALE SULL'UTILIZZAZIONE DI ARMACI E DI APPARECCHIATURE PER LA DIAGNOSI E LA TERAPIA.
E' evidente che, se da una parte tanto le macchine quanto le medicine permettono una notevole semplificazione procedurale, dall'altra l'assenza di un sistema chiaro e definito di valutazione e discriminazione basato sulla reale efficacia degli strumenti utilizzati giustifica ogni pretesa da parte dei cittadini ed ogni abuso da parte di chi gestisce e lucra su questi strumenti. D'altronde, ogni cittadino si sente giustamente in diritto di pretendere quanto ritiene utile alla propria salute da un Sistema Sanitario al quale contribuisce lautamente con le tasse. Se a quanto scritto aggiungiamo la pressante e spesso ottundente propaganda esercitata dalle industrie, tanto sul corpo sanitario quanto, con ogni mezzo, sul cittadino, come dimostra la punta d'iceberg degli scandali apparsi a ripetizione sui Media, la conclusione non può che essere la bancarotta generalizzata. Prospettiva che da una parte sgomenta, anche perché il sistema politico non e attualmente in condizione di affrontare seriamente il problema per tema delle conseguenze elettorali, come dimostrato dalla esplosione dei consumi farmaceutici quando il governo di centrosinistra aveva eliminato il ticket per ragioni esclusivamente elettorali. 
 
IL PRINCIPIO DI EFFICACIA.
Pare strano, ma in medicina il concetto di verifica dell'efficacia  di un intervento è solo recentemente entrato come elemento di valutazione, ed a tutt'oggi in Italia stenta ad affermarsi, malgrado le molte pubblicazioni che sull'argomento vengono edite nel mondo anglosassone. Da noi, il concetto di efficacia è stato introdotto con la traduzione di un libro del medico Cochrane nell'anno 1990. Attualmente il Ministero della Salute ha pubblicato alcuni volumi nei quali  viene trattato l'argomento, ma con esiti non misurabili. Fortunatamente, di pari passo con lo sviluppo della produzione industriale, si sta sviluppando anche l'analisi sociologica. Questa ha permesso di evidenziare, a livello mondiale o locale, le conseguenze degli interventi sanitari, mettendole in rapporto con comportamenti divergenti, provocati da interventi "moderatori" da parte di istituzioni nazionali o locali. Sono emerse incongruenze paradossali. Tanto per fare un esempio fra i moltissimi riportati in letteratura, è bastato che l'amministrazione centrale di uno Stato degli USA prescrivesse l'obbligo di una seconda visita specialistica prima di un certo intervento chirurgico per ridurre il numero di questi interventi del 50%. ( Ciò significa che fino a quel momento decine di migliaia di persone, solo in quello Stato, sono state sottoposte ad un intervento chirurgico, con tutti i rischi che questo comporta, del tutto inutile, mentre non ci risulta che in altri paesi, Italia compresa, questa informazione, facilmente rintracciabile in letteratura, abbia provocato mutamenti significativi nella prassi terapeutica per quella patologia).

Fortunatamente per noi, il concetto di efficacia e la necessità della verifica si sono andati amplificando all'unisono con la supposta amplificazione della potenza tecnologica che l'industria mette a disposizione delle strutture sanitarie, e ciò dovrebbe aiutare coloro che intendono contrastare, in nome della difesa di margini sempre più stretti di umanesimo, l'invadenza della tecnologia nei più reconditi anfratti dei meccanismi biologici. Fin dai primi studi di verifica a posteriori del valore reale delle ricerche pubblicate sulle riviste scientifiche internazionali più prestigiose, si è capito che ben poche ricerche potevano essere  accettate dal punto di vista scientifico, mentre sono subito emersi "conflitti di interesse" fra i ricercatori più conosciuti e le industrie che commissionavano loro le ricerche sui propri prodotti. Ciò ha costretto di recente gli editori di queste prestigiose riviste ad un atto pubblico di "mea culpa" ed alla ricerca di una comune via d' uscita al fine di garantire la continuità del loro perduto prestigio. Tuttavia, come si può  facilmente capire, la questione è di difficile soluzione, perché quasi sempre è l'industria che finanzia la ricerca, che costa fior di miliardi, nonché le spese della pubblicazione dei risultati, ed investe cifre non indifferenti nella pubblicità, e ciò chiarisce perché vengono quasi sempre pubblicate soltanto le ricerche con esito "positivo", tanto sui farmaci quanto su apparecchiature tecniche. Tutto ciò, ovviamente, genera una situazione di
generalizzata incertezza, che non si riverbera sul grande pubblico  il quale, invece, è bersagliato quotidianamente da informazioni positive. Una recente ricerca canadese, riportata nell'importante libro di Marco Bobbio (Giuro di esercitare la medicina in libertà ed indipendenza - Einaudi editore) dedicato al rapporto fra medici ed  industria, ha evidenziato come sono stati presentati ai lettori dei quotidiani pregi e difetti di cinque farmaci commercializzati tra il 1996 ed il 2001. Tutti i 193 articoli dei quotidiani evidenziavano almeno un effetto positivo dl farmaco, ma solo il 32% faceva cenno ai possibili effetti collaterali. Oggi anche in Italia, la " Evidence based medicine", che coinvolge ancora pochi operatori del settore, ha potuto dimostrare che molti interventi sono inutili e potenzialmente nocivi. La persistenza di questa situazione, però, è una logica conseguenza di molti fattori, fra cui: l'assoluta libertà di concorrenza fra le industrie, in contrasto peraltro con dettati di legge molto chiari ed inequivocabili (mai di fatto imposti da parte degli inoperanti organi istituzionali di controllo); la delega generalizzata ad alcune categorie di "specialisti" in assenza di specifiche garanzie di legge, se si esclude il vincolo rappresentato dagli Ordini professionali (al momento, come è facile constatare, del tutto inoperanti per quanto riguarda le garanzie agli utenti dei servizi svolti dagli iscritti); e non ultima, la ipotetica applicazione di una legge molto tardiva sull'obbligo di aggiornamento (indipendente!) di tutto il personale sanitario.

CONCLUSIONE
In questo quadro, che è d'obbligo definire desolante, l'unica  soluzione che si impone è quella suggerita dalle circostanze. I cittadini, già consumatori passivi da manipolare a piacimento, ma detentori a tutti gli effetti del diritto alla salute, devono prendere in mano la situazione e tornare ad una gestione diretta della propria qualità di vita senza deleghe preordinate, né imposizione di "competenze" non dimostrate con certificazioni di qualità, anche ai fini di autotutela contro i rischi sempre più incombenti di manipolazioni biologiche e genetiche per fini industriali mascherate da ricerca scientifica. Il "come" dovrà essere stabilito, ma per il momento le Associazioni dei consumatori e degli utenti devono assumersi l'incarico e l'onere della tutela anche del diritto alla salute, che oggi si caratterizza come fondamentale della società civile. 
 

 

 

SALUTE / ALIMENTAZIONE
Zucchero e memoria


Si definisce ipoglicemia una diminuzione nel sangue del livello di glucosio.
Il giusto mantenimento di un livello costante e adeguato di zucchero nel sangue (glicemia) è una delle più importanti funzioni della biochimica del corpo umano: il cervello necessita di zucchero per poter pensare in modo chiaro; i muscoli richiedono glucosio per potersi contrarre e funzionare in modo armonico.

Per anni la pubblicità ci ha fatto credere che lo zucchero facesse bene al cervello. Ora è vero che lo zucchero è indispensabile per il suo corretto funzionamento, ma cominciano a emergere prove che il suo eccesso ne determina invece un peggioramento. Inoltre, serve ricordare che ogni essere umano è in grado di reperire zucchero per far funzionare il cervello da molti tipi di sostanze alimentari, non necessariamente dolci.

Questo aspetto non riguarda solo i diabetici, ma anche i bambini e gli adulti sani, oltre che ovviamente gli anziani, che sono stati l'oggetto di uno studio importante e stimolante, che ci invita a riflettere sui comportamenti da tenere per mantenere il cervello efficiente e sano, e i
rischi connessi a una dieta ricca di carboidrati. Grazie a questi studi,oggi siamo al corrente anche dei danni che questo eccesso può produrre sul piano della memoria. Non solo per i giovani, quindi, ma anche per gli anziani, i cui comportamenti alimentari sono meno attenti per esigenze di semplicità, risulta prioritario allora un rapporto equilibrato di carboidrati e
proteine.

L'uso sbagliato dello zucchero (glucosio) nell'organismo è collegato a una disfunzione della memoria, ciò spiega, per esempio perché i pazienti con diabete (zucchero nel sangue per insufficiente secrezione d'insulina), mal controllati, hanno problemi seri di memoria. L'ipotalamo, settore cerebrale implicato nel processo di apprendimento e memoria dipende da una quantità giusta di glucosio per un coretto funzionamento.

Oltre la glicemia (livello elevato di zucchero nel sangue) i livelli adeguati di colesterolo aiutano a evitare il deterioramento della memoria in persone anziane, per questo motivo è importante un controllo medico regolare e ridurre con la dieta il consumo di zucchero e grassi. Però, la dieta adeguata, deve accompagnarsi ad un esercizio fisico e mentale.
L'esercizio contribuisce a che l'organismo assimili meglio lo zucchero, che migliora la funzione della memoria, concentrazione e apprendimento.
Deve essere un esercizio fisico regolare, progressivo e aerobico (di preferenza) sotto osservazione medica.

A livello mentale, sebbene non si possa dare una regola generale perché dipende da molti fattori, fra cui quelli educativi, si consiglia: leggere frequentemente, memorizzare versi, o sequenze di numeri fare cruciverba e memori. Troppo zucchero ci rende sonnolenti e ci fa perdere la nostra capacità di memorizzare e di fare calcoli.

Proprietà indesiderate:

* Impoverisce il corpo di sali minerali (soprattutto calcio dei denti e dalle ossa)
* Impegna e intossica il fegato
* Produce acidi grassi
* Perdita di memoria
* Sonnolenza

Lilly Wollf

 

 

 
 
L'ULTIMO ORRORE DI BAGHDAD:
Esplodono bombe, cadono granate, si decapitano ostaggi ed ogni giorno almeno cinquanta persone muoiono in sparatorie, rapine o incidenti. Lo sterminato obitorio irache-no continua a riempirsi di cadaveri e «l¹industria della morte lavora a pieno regime». Qualche giorno fa l¹idea di indagare in un angolo buio mai esplorato prima era nata da una frase del genere, senti-ta ripetere chissà quante volte in un programma televisivo, poi quell¹angolo buio ha svela-to una storia terrificante.
Chi parlava di «industria della morte» forse non si rende-va conto di quanto vicino fosse ad una realtà che sposta ancora e sempre più avanti i confini dell¹orrore, da molti mesi in Iraq si vende la sola materia prima di cui in Paese sia diventato ricco, ovvero i corpi umani.
Cadaveri interi, organi per i trapianti, teste mozzate che finiranno nelle scuole per gio-vani dentisti vengono caricate ogni giorno su camion frigori-feri che partono verso il Ku-wait ed il confine iraniano, per poi disperdersi verso ospe-dali e centri cimici australia-ni, giapponesi, svizzeri. Il traf-fico muove miliardi di dollari e dispensa tangenti enormi, travolge ogni regola morale e remora religiosa, riafferma le regole selvagge di un mercato in nome dei quale si organizza-no circuiti sempre più simili a un sabba diabolico.
Le prime tracce del traffico sono emerse qualche settima-na fa proprio da un trasporto bloccato nel villaggio di Al Qaime, al confine con la Siria: dietro un carico di carne bovi-na erano occultati resti uma-ni, l¹autista ha provato a cor-rompere i poliziotti che eviden-temente appartenevano ad un gruppo non ancora sufficiente-mente «oliato», ci sono state lunghe discussioni ed infine per colmo di atrocità quei resti sono stati dispersi nel deserto, non si sapeva cos¹al-tro farne, nella zona non esi-stevano celle frigorifere nè si conosceva la provenienza dei reperti. Quest¹atroce storia sembra-va una sceneggiatura da film dell¹orrore anche a chi oggi ve la sta raccontando, poi qual-che giorno fa una visita alla «morgue» della capitale e gli incontri con alcuni medici e qualche poliziotto hanno rive-lato quanto sia autentica, e fino a che punto il traffico si riveli fitto e organizzato. All¹ospedale di Tebe Al Adli, dove ha sede l¹istituto di medicina legale, un medico che si chia-ma Selim Abbas ha raccontato come da mesi molti dei corpi portati all¹obitorio mostrino strane mutilazioni.
«Abbiamo